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domenica 16 gennaio 2011

una lettera a Giacobbo - Voyager

Gentile Dr Giacobbo

ho sentito il Suo intervento da Fazio , questa sera.

Desidero mandarLe un link dove troverà diversi articoli e servizi televisivi che confermano come questi uccelli vengono ammazzati con i campi elettromagnetici.

http://www.buergerwelle.de:8080/helma/twoday/bwnews/stories/2053/

E cosa succede a noi, esseri umani ?

Ad es. il WiFi ?

E' vero che non fa niente, come le Istituzioni Pubbliche Nazionali ed Internazionali ci strillano ?! Le inoltro una nota su chi, per fortuna, sta guardando 'dietro' e guardando quei lavori (volutamente nascosti) della ricerca scientifica internazionale che qualcuno sta faticosamente svolgendo, sulla 'peste del XXI secolo' !


Non c'è certezza medico scientifica che la propagazione di onde elettromagnetiche, ed in particolare le radiofrequenze NON abbiano effetti dannosi sulla salute umana (e non solo).

Il principio di precauzione ne è una conseguenza.
Quello seguito in Italia è troppo blando in quanto subisce una forzatura, secondo la quale la Istituzioni preposte sono CERTE (NB!) che gli eventuali danni NON siano relativi agli effetti NON termici.

Per fortuna che a mano a mano che le indagini epidemiologiche e la ricerca biochimica stanno portando nuovi risultati, alcune Istituzioni Pubbliche in varie parti del mondo, si stanno ponendo gravi dubbi sulla correttezza della basi costitutive del Principio di precauzione adottato.
Qui di seguito riporto alcuni esempi, recenti.

A

1

Non c’è certezza scientifica che le radiofrequenze (e quindi il WiFi) sia sicuro e non pericoloso per la salute umana .

- Segnali dalla ricerca scientifica e medica: Un numero sempre crescente di articolo scientifici riportano effetti dannosi delle microonde e wifi : vedere www.bionitiative.org;

6

- Agency for Health Protection and Promotion (OAHPP) Ontario (Canada) sollecitato dalla ‘rivolta’ di molti genitori che si sono con forza opposti a progetti di implementazione di WiFi nelle scuole, ha esaminato la letteratura scientifica più recente (fino a settembre 2010) e riportato come il più grande studio epidemiologico (Interphone) voluto da WHO, ha concluso che ci sono evidenze che un uso intensivo del telefono cellulare porti ad un incremento di tumori a cervello; per intensivo si intende un uso cumulativo di 1640 ore !!! quindi pari ad es. 30’/giorno per 9 anni !!!

o OAHPP conclude che è molto probabile che non si arrivi ad una certezza scientifica condivisa in breve tempo …, come è avvenuto con il problema delle linee aree di alta tensione; di fatto, anche se il WHO ha definito i campi elettromagnetici derivanti come cancerogeno di classe 2B (probabile cancerogeno) , le industrie elettriche si rifiutano a ricoscerle, però la popolazione ha preso conoscenza del pericolo e quindi evita di abitare vicino ad esse.

o OAHPP invita le strutture governative (canadesi) di avviare una revisione verso il basso dei limiti compatibilmente con le necessità militari, industriali e sociali

12

- EUROPEAN ENVIRONMENT AGENCY (EEA), Marzo 2008 Il paradigma voluto dall’ICNIRP e sul quale si basano i Governi per fissare i limiti di esposizione, si fonda sull'opinione che non ci possono essere effetti dannosi delle RF perchè queste, ai livelli ambientali oggi presenti, non provocano significativi effetti termici. Esso può dare luogo a conseguenze molto gravi in termini di sofferenza personale, costi elevatissimi per la sanità pubblica e caduta della fiducia da parte dei cittadini se, come molti dati fanno pensare, tale paradigma si rivela errato

- Oggi gli scienziati percepiscono che i sistemi biologici sono molto più complessi di come si pensava un tempo e che la maggior parte degli effetti dannosi per la salute sono pluri-causali che non possono essere semplicisticamente simulati da ‘manichini’ … questo per enfatizzare la centralità del supporto epidemiologico nella valutazione del rischio.

o A volte passano decenni prima che la scienza sia in grado di identificare un meccanismo d'azione che spieghi una osservazione sperimentale consolidata: p.es. l'intervallo tra l'osservazione delle prime manifestazioni del colera e l'identificazione del meccanismo d'azione che ne è la base è stato di 30 anni (1854-1884), e quello per il cancro da fumo di tabacco è ormai di più di 50 anni (1954-2008) e ancora non si sa perchè alcuni fumatori muoiono di cancro polmonare e altri no (per non parlare dei ritardi nella comprensione dei meccanismi biologici alla base della azione cancerogena di tanti altri agenti dannosi per l'uomo, dal cloruro di vinile al benzene, alle amine aromatiche, al cromoesavalente, al nichel, agli idrocarburi aromatici policiclici, alle diossine ecc., ).

- L'EEA sottolinea come l'assenza di evidenze positive nei dati di cancerogenesi animale sulle RF in un sistema pluri-causale e biologicamente complesso sia in realtà un dato del tutto atteso, La storia di alcuni ben noti cancerogeni umani come il tabacco, l'arsenico, la betanaftilamina insegna che per molti anni ci si è trovati di fronte a una mancata evidenza di cancerogenesi negli animali dopo che nell'uomo una evidenza epidemiologica positiva molto robusta era stata ormai acquisita. Fino a quando non si sarà capito sufficientemente bene quale è il modello animale appropriato e l'appropriato schema sperimentale, il risultato dei dati di cancerogenesi animale sarà molto spesso negativo

B

1

GUIDELINES: sul limite di esposizione alle RF variano enormemente nel Mondo: da Salisburgo e Liechtestein (con 0,1 microW/cm2 ) alla Svizzera (1,0) … all’Italia con 9,6; perché ? perché considera solo gli effetti termici, mentre tanti altri effetti sono riportati dalla letteratura medico scientifica a valori ben inferiori, quali: aumento della permeabilità attraverso la barriera encefalica, aumento del flusso di calcio, aumento del cancro dovuto alla rottura del DNA, proteine da stress, danno ai nervi, ma anche leucemia infantile, disturbi motori, della memoria, mal di testa, sbandamento, stato di fatica, insonnia …

6

- Agency for Health Protection and Promotion (OAHPP) Ontario (Canada) I sistemi industriali di WiFi (non quelli domestici) hanno una potenza di segnale che passa anche attraverso le mura con varie stazioni che sono sempre attive anche se non trasmettono; l’esposizione aumenta particolarmente quando si usano come computer gli smarthphone , iPhone, tenuti in mano, mentre l’uso contemporaneo di tanti utenti aumenta esponenzialmente la esposizione

7

- Russian Radiation Protection Agency (2008) dopo aver già nel 2007 ben stigmatizzato – in diretto contrasto delle conclusioni dell’ICNIRP – che i principali danni alla salute sono legati agli effetti NON TERMICI, ha dato segnali di allarme per la protezione dei ragazzi nei confronti delle RF e WiFi

C

1, 14

Elettrosensibilità: è riconosciuta come disabilità in Svezia (infatti l’Associazione degli Elettrosensibili fa parte della Federazione per le Disabilità, controparte con il Governo) e riportata da WHO/OMS comeun fenomeno secondo il quale persone relazionano effetti fisici avversi mentre usano o sono vicini a dispositivi che emanano campi elettrici, magnetici e elettromagnetici . Inoltre è riportata (ICD-10) nella nota sulla Classification of Occupationally Related Disorders redatto dal Nordic Council of Ministers

I sintomi includono: disturbi del sonno, dolori , nausea, disturbi della pelle, arrossamenti, acufeni, Si stima che il 3% della popolazione è affetta da questi disturbi in modo importante; una esposizione prolungata come nel caso di WiFi aumenta il danno

In Svezia le Istituzioni locali sono tenute a rispettare la line guida della Nazioni Unite “Standard Rules on the equalization of opportunities for people with disabilities” a dare agli elettrosensibili gli stessi diretti e servizi necessari per dare loro lìopporunità di vivere la loro vita analoga di tutte le altre persone.

6

- OAHHP: riporta la conferma avuta da parte di un gruppo di esperti del Governo Canadese che hanno ammesso la esistenza di una relazione tra fonti elettromagnetiche ed una alterazione della attività elettrica e la biochimica dei neurotrasmettitori

7

- La “Canadian Human Rights Commission”, il “Americans with Disabilities Act” ed il Canadian Government riconoscono la elettrosensibilità

D

1, 15.16

Bambini: essi sono molto più sensibili ai contaminanti come le radiofrequenze. Il Steward Report (UK) (2000) scoraggia l’uso del telefono cellulare: questa colpisce la testa, mentre con il WiFi tutto il corpo è soggetto alla azione delle RF Il Governo Indiano (2008) ha invitato le compagnie telefoniche di campagne promozionali rivolte a bambini e donne in gravidanza. Il Ministro per l’AmbienteFrancese (2009) ha proibito la pubblicità sui cellulari se rivolta a bambini con età inferiore ai 12 anni.

E

1, 11, 7

Rimozione: in diverse parti nel mondo le stazione di WiFi sono state rimosse dallo interno dei palazzi, come:

- French National Library (2008), ed altre 5 librarie parigine , ma anche la Università della Sorbona (Maggio 2009), nelle scuole elementari della City of Herouville St. Clair, il WiFi è stato in qualche modo bloccato anche per le centinaia di cause contro compagnie telefoniche in atto ;

- Vancouver School Board (Canada); Palm Beach, Florida, Los Angeles, California (Los Angeles School District – Maggio 2009) , and New Zealand hanno proibito la presenza di ripetitori di antenne vicino alle scuole , quindi ancor di più all’INTERNO delle stesse !

F

1

Principio di precauzione: Per proteggere l’ambiente il principio di precauzione deve essere ampliamente applicato dagli Stati per agire contro il pericolo di danni seri ed irreversibili; la mancanza di certezze scientifiche non debbono essere utilizzate per rinviare misure efficaci di prevenzione del danno ambientale.

7

- Diverse compagnie di assicurazioni non assicurano le società di telecomunicazioni in quanto i rischi connessi sono ritenuti INCALCOLABILI. Es. la Austriaca AUVA (Luglio 2009)

12

- EUROPEAN ENVIRONMENT AGENCY (EEA) (Marzo 2008) I casi dell'asbesto, del benzene, dei bifenili policlorurati, del tabacco, del piombo, ecc. insegnano che le esposizioni pericolose devono essere messe sotto controllo ancora prima che ci sia una evidenza convincente di danni a lungo termine e che sia chiarito il meccanismo biologico che produce i danni alla salute umana. Le "incertezze" utilizzate in passato nei casi in questione per ritardare gli interventi cautelativi non possono ripetersi oggi in un settore, come quello dei CEM, che ha un elevato peso sanitario, politico ed economico. Richiedere prove sempre più consistenti prima di intervenire per prevenire rischi gravi e già individuati può dare luogo a costi sanitari ed economici molto elevati, com'è avvenuto con l'asbesto, il piombo e il tabacco

G

2

Parlamento Europeo: ha votato (522 a favore 16 contarri) una risoluzione che richiede norme più restrittive sui limiti di esposizione ai campi elettromagnetici , in quanto sono stati definiti in base ad una conoscenza scientifica obsoleta. Lo stesso si dice estremamente preoccupato dal documento Bionitiative report in cui oltre 1500 lavori scientifici illustrano seri danni provocati da cellulari, antenne e ripetitori, Cordless, Wifi, WiMax, etc.

Da una indagine (Eurobarometro) eseguita nei 27 Stati Membri la CE, risulta che il campione italiano intervistato ha dimostrato una preoccupazione sulle conseguenze dei sistemi wireless MOLTO più alta rispetto alla media europa. Essi si dicono non protetti dalle Istituzioni Pubbliche

7,17

Ministero dell’Ambiente Israeliano si è espresso pubblicamente per denunciare la pericolosità sia del telefono cellulare (2008) , dando istruzioni per ridurne gli effetti dannosi che del WiFi in particolare nei confronti dei giovani (Luglio 2009)

10

Il Ministro Bavarese per l’Educazione e Cultura (Aprile 2007) nella relazione periodica al Parlamento Bavarese sullo sviluppo delle tecnologie informatiche nelle strutture scolastiche enfatizza quanto il Federal Office for Radiation Protection segnala: di utilizzare il meno possibile il WiFi, in presenza di una rete , dando istruzioni pratiche per ridurre il più possibile i danni derivanti dallo uso del WiFi

o Il Parlamento Bavarese (22.3.1007) ha emesso una raccomandazione alle Scuole di ritornare indietro alla connessione via cavo

- In ogni caso le famiglie sono state informate e responsabilizzate nelle decisioni se installare o meno WiFi nelle scuole.

- In una interrogazione parlamentare il Ministro per la Cultura, in accordo con quello della Salute, ha assicurato che eventuali segnalazioni di sintomi legati alla elettrosensibilità sarebbero stati trattati dalla struttura medica locale e riportata a livello centrale (31.3.2010)

- Il Dipartimento per la Istruzione di Francoforte ha deciso che in attesa di una certezza della sicurezza, il WiFi non deve essere sviluppato nelle scuole

10

Interrogazione parlamentare Cantone Svizzero di Thurgau , il Governo (Aprile 2008) risponde come sia stato raccomandato alle scuole di utilizzare la connessione via cavo dando loro però capacità decisionale, allargata alla popolazione che deve essere informata; lo stasso Governo cantonale aggiunge come esso ha dottao delle linee guida protettive nei confronti dei propri impiegati, limitando l’elettrosmog.

1131

L’ Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (Svizzera) in una esaustiva nota rivolta alla popolazione (2005) indica ad es. di stazionare le basi dei cordless lontano dalla zona letto , come anche per il WiFi una attenzione massima alle distanze da tenere sia rispetto all’ Hotspot che dal computer portatile.



In conclusione,
l'ignorare le risultanze della Scienza, ignoranza voluta dallo strapotere economico delle industria delle telecomunicaznioni, della telefonia , della informatica crea danni presenti e futuri, che nei prossimi anni diventeranno immanenti (la storia del tabacco, dell'amianto, purtroppo insegnano).

Confidando che queste note possano essere portate alla attenzione dell'opinione pubblica, non mi rimane che salutare distintamente

sabato 15 gennaio 2011

Riporto l'articolo apparso la scorsa settimana divulgato da Next Up.

Ho fatto tradurre l'articolo e ve lo propongo. Il link originale è:http://www.dnaindia.com/india/report_its-official-now-radiation-from-your-cell-phone-may-be-killing-you_1489258

Ora è ufficiale: la radiazione del tuo cellulare potrebbe ucciderti
Di Priya Adhyaru Majithia Agency DNA 2 gennaio 2011

Traduzione di Stefano Pravato

Dopo molti anni di dibattito sui rischi per la salute derivanti dai telefoni cellulari, un recente rapporto finalmente fornisce delle risposte. Il rapporto completo è stato presentato di recente al Dipartimento di Telecomunicazioni dal Prof Girish Kumar del dipartimento IIT di Bombay di ingegneria elettrica. Kumar, che ha svolto approfondite ricerche sulle radiazioni del telefono cellulare e i suoi effetti, mette in guardia contro l'uso eccessivo dei telefoni cellulari perchè espone gli utenti ad un aumento del rischio di cancro, tumore al cervello e di molti altri rischi per la salute. Per i bambini la cosa è ancor più accentuata.

I principali rischi per la salute derivanti dalle radiazioni dei telefoni cellulari e dai ripetitori sono i seguenti:

- Un aumento del 400% del rischio di cancro al cervello tra gli adolescenti che usano per i telefoni cellulari. I bambini sono più vulnerabili alle radiazioni dei cellulari. Più piccolo è il bambino, tanto più profonda è la penetrazione della radiazione elettromagnetica perché il cranio dei bambini è più sottile.

- Un eccessivo uso dei telefoni cellulari può provocare il cancro a chiunque. L'uso dei cellulari per più di 30 minuti al giorno per 10 anni aumenta il rischio di cancro al cervello e neuroma acustico.

- La radiazione dei cellulari provoca danni irreversibili alla fertilità maschile. Gli studi hanno scoperto un conteggio inferiore del 30% nel liquido seminale degli utenti che fanno uso intensivo di telefoni cellulari.

- Le frequenze utilizzate dai cellulari possono causare danni al DNA delle cellule del corpo. La radiazione provoca la formazione di 'formazioni di radicali liberi' all'interno delle cellule; tali radicali sono notoriamente cancerogeni.

- Le frequenze dei cellulari interferiscono con il corretto funzionamento di altri dispositivi salvavita, inclusi gli impianti di pace-maker, e possono, quindi, provocare la morte improvvisa.

- L’esposizione ai cellulari può scatenare la risposta allo stress nelle cellule umane e animali e provocare la produzione di proteine da stress. Questa è una prova sufficiente del fatto che l'organismo riconosce la radiazione dei telefoni cellulari come potenzialmente nociva.

- I campi elettromagnetici generati dai telefoni cellulari e dalle cellule dei ripetitori debilita il sistema immunitario e stimola risposte allergiche \ infiammatorie, comprese eruzioni cutanee, piaghe, sensazione di oppressione e lesioni.

- Le persone che utilizzano i telefoni cellulari per più di 30 minuti al giorno per più di quattro anni sono a rischio più elevato di
perdita dell'udito. La radiazione dei telefonini può causare tinnito e danneggiare le cellule ciliate presenti nell'orecchio interno. Una volta danneggiate, queste cellule non possono più rigenerarsi.

- L’uso frequente dei telefoni cellulari può danneggiare il sistema visivo in molti modi. Le frequenze dei cellulari (900, 1800 MHz e 2450 MHz), danneggiano le cellule epiteliali e aumentano la temperatura all'interno dell'occhio.

- Le emissioni dei cellulari indeboliscono le ossa e possono causare un deficit dei livelli di melatonina, un antiossidante
potenziatore del sistema immunitario.

- Un aumento del rischio di tumore delle ghiandole salivari è legato all'uso dei telefoni cellulari.

- L’esposizione
ai campi elettromagnetici può causare disturbi del sonno e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

- A causa del rumore elettromagnetico di fondo, le api e gli uccelli diventano disorientati e non possono tornare
negli alveari e nei nidi. Ci sono effetti nocivi per animali, piante e l’ambiente._

lunedì 10 gennaio 2011

Protesta a TG1 per un servizio sulla liberalizzazione del WiFi

Avete per caso seguito il servizio del TG1 delle ore 20 del 7.1 ?

C'era grande enfasi per la liberalizzazione dello uso del WiFi nei locali pubblici , senza registrazione ...

Questa modifica legislativa aumenterà le difficoltà alle persone elettrosensibili nell' entrare in luogi pubblici, ivi inclusi Bar , stazioni etc. Io ho mandato questo email che raccoglie quanto negli ultimi anni varie Istituzioni pubbliche in varie parti del mondo hanno deciso per frenare l'invasione del WiFi .

qui potete scaricare il documento http://www.scribd.com/doc/46604919/Email-Al-TG1

Lettera al Ministro Prestigiacomo sul "decreto incentivi"

16 luglio 2010 - Con il nuovo decreto non serve più la concessione preventiva del Comune, ma i gestori possono semplicemente presentare una DIA e dare inizio ai lavori, senza neppure aspettare il parere dell'ARPA


Preg.mo Ministro,
il 26 maggio scorso è entrata in vigore la legge n. 73 del 22 maggio 2010, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40 (decreto incentivi), che ha modificato il D.lgs 259/2003 Codice delle comunicazioni elettroniche, introducendo l’articolo 87-bis “Procedure semplificate per determinate tipologie di impianti”.

Prima dell’entrata in vigore di tale decreto, l’installazione o la modifica con semplice denuncia inizio attività (DIA) di apparati con tecnologia UMTS e derivati (leggasi Wi-Max, LTE, etc..), era limitata agli impianti con potenza in singola antenna uguale od inferiore ai 20 Watt (D.lgs 259/2003), mentre per gli impianti con potenza in singola antenna superiore ai 20 Watt era necessaria l’autorizzazione rilasciata dal Comune.

Le istanze di autorizzazione e le denunce di attività per le nuove installazioni e per la modifica delle caratteristiche di emissione degli impianti già esistenti, si intendevano accolte qualora entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda non fosse stato comunicato un provvedimento di diniego, fatta eccezione per il dissenso espresso da un'Amministrazione preposta alla tutela ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio storico-artistico.

Con l’articolo 87-bis del decreto “incentivi elettromagnetici” del maggio scorso, i limiti per il “silenzio assenso” sono scesi da novanta a trenta giorni e, inoltre, è in ogni caso sufficiente la denuncia di inizio attività, (DIA) indipendentemente dalla potenza di emissione in singola antenna (quindi anche superiore ai 20 Watt).
Tale semplificazione procedurale nel rilascio delle autorizzazioni per l’installazione di antenne rappresenta un grave sbilanciamento di posizione a favore dei gestori che va a gravare sulle amministrazioni comunali, già prive degli strumenti tecnici e delle risorse per rispondere in modo tempestivo alla realizzazione dei piani antenne, con la responsabilità, inoltre, di dover rispondere ai cittadini che spesso si trovano a dover subire l’irraggiamento elettromagnetico di un’antenna senza che ci sia stato alcuna concertazione preventiva o addirittura senza alcun preavviso sui piani di installazione.

Già oggi i comuni sono dotati di fondi e di risorse umane inadeguati per rispondere in modo tempestivo alla richiesta di nuove installazioni di antenne. Con la riduzione ulteriore di fondi per gli enti locali, prevista dall’ultima finanziaria, è facile dedurre che questi non potranno verificare in modo efficiente entro 30 giorni la fattibilità dell’intervento con le disposizioni urbanistiche e ambientali.

L’assenza di un parere sanitario preventivo da parte dell’ARPA (organismo competente di cui all'articolo 14 della legge 22 febbraio 2001, n° 36), inoltre, necessario a verificare il rispetto dei limiti, dei valori e degli obiettivi del campo elettromagnetico stabiliti dal D.P.C.M. 8 luglio 2003, rappresenta una grave violazione del diritto comunitario, riconducibile all’infrazione del principio del “consenso amministrativo preliminare” elaborato in dottrina come diretta applicazione del principio di prevenzione di cui all’articolo 191 (ex 174) del Trattato sul funzionamento della Unione Europea. Secondo tale Trattato qualsiasi progetto o attività che possa avere una ripercussione sulla salute o sull’ambiente, deve avere il consenso preliminare ed esplicito dell’autorità competente.

La stessa Corte Europea di Giustizia ha costantemente censurato atti legislativi degli stati della Comunità che tentavano di introdurre nel recepimento di direttive in materia ambientale “autorizzazioni tacite” ovvero procedure che si concludevano con il “silenzio assenso”.

Il mancato parere preventivo si pone in contrasto anche con una legge italiana, il comma 4 dell’art. 20 della l. 241/90, (novellata dalla l. 80/05), cioè la legge quadro di riferimento del procedimento amministrativo e applicabile anche al D.lgs. 259/2003 che esclude tassativamente la formazione del silenzio assenso in materia di tutela della salute, pubblica incolumità e ambientale.

In considerazione delle crescenti preoccupazioni emerse negli ultimi anni circa i potenziali rischi per la salute derivanti dall’esposizioni a campi elettromagnetici di centinaia di volte inferiori a quelli attualmente previsti dalle normative internazionali per le comunicazioni cellulari e, soprattutto, visto l’aumento di casi di tumori e leucemie infantili in prossimità dei ripetitori di cellulari, nonché il crescente numero di persone che riferiscono sintomi di Elettrosensibilità, con condizioni di vita altamente invalidanti, siamo a richiedere che l’articolo 87-bis del decreto “incentivi elettromagnetici” del maggio scorso venga immediatamente ritirato/modificato e che, anzi, si imponga ai gestori l’obbligo di attenersi al rilascio di autorizzazione da parte del Comune per gli impianti di qualsiasi potenza in singola antenna (inferiore o superiore ai 20 Watt), così da dare agli enti pubblici il tempo necessario a gestire adeguatamente il rapporto con la cittadinanza in via preventiva, nonché da consentire all’ARPA di effettuare le misurazioni e le necessarie verifiche ambientali.

Certi che la tutela della salute pubblica abbia la priorità nelle scelte politiche di questo Governo rispetto agli interessi economici dei gestori, ci auguriamo che tale richiesta venga accolta in tempi brevissimi e attendiamo un Suo cortese riscontro.

Francesca Romana Orlando
Vice Presidente di A.M.I.C.A.
Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale
Casella Postale 3131 - 00121 Roma
amica@infoamica.it - http://www.infoamica.it/

Antonio Gagliardi
Associazione Lotta all'Inquinamento Elettromagnetico per la Tutela dell'Ambiente Volturino Onlus

V. Oberdan, 38 - 71030 Volturino (FG) - Tel. 0881/550498
elettrosmogvolturino@interfree.it - http://elettrosmogvolturino.interfree.it/

Giuseppe Teodoro
Coordinatore dei Comitati romani contro l’elettrosmog
Tel. 3476643318 - g.teodoro@alice.it

Rischi per la salute legati ai ripetitori

Studio dell'International Journal of Occupational and Enviromental Health, Vol 16, No 3(2010)

I ricercatori Vini G. Khurana, Lennart Hardell, Joris Everaret, Alicja Bortkiewicz, Michael Carlberg e Mikko Ahonen hanno analizzato la crescente esposizione della popolazione alle microonde e alle radiazioni da radiofrequenza emessa dalle tecnologia di comunicazione wireless, compresi telefoni cellulari e relative stazioni di ripetizione.

Tramite una ricerca su PubMed, gli studiosi hanno identificato un totale di 10 studi epidemiologici che valutano gli effetti dei ripetitori sulla salute. Sette di questi studi esplorano l'associazione tra la prossimità delle stazioni base e gli effetti neuro-comportamentali, mentre tre investigano gli effetti sul cancro.

E' stato scoperto che otto dei 10 studi riportano un aumento della prevalenza di negativi sintomi neuro-comportamentali, o tumore nelle popolazioni distanti meno di 500 metri dai ripetitori. Nessuno degli studi ha riportato esposizioni al di sopra delle direttive internazionali accertate, suggerendo come queste possano essere inadeguate a tutelare la salute delle popolazioni.

I ricercatori sono convinti che studi epidemiologici comprensivi sugli effetti a lungo termine dell'esposizione a ripetitori di apparecchi cellulari, siano necessari per un'urgente e più definita comprensione sul loro impatto sulla salute.

Effetti dell'esposizione della testa a campo elettromagnetico di 37 Hz

Recensione di Treeshe de France, Our Toxic Times, ottobre 2006
Traduzione a cura di A.M.I.C.A. www.infoamica.it

Articolo originale:
“Human Head Exposure to a 37Hz: Effects on blood pressure, somatosensory perception, and related parameters di Sergio Ghione, C. Del Seppia,  L. Mezzasalma, M. Emdin, P. Luschi  Bioelectromagnetics, Vol. 25 (2004), pag.167–175


Diversi studi indicano che l’esposizione ad un campo elettromagnetico di 37Hz, ad una densità di 80mT, aumenta la percezione degli stimoli di dolore. In due studi precedenti gli autori hanno osservato che l’esposizione ad un campo elettromagnetico casualmente sinusoidale ad una frequenza inferiore ad 1Hz è stata associata negli umani a iperalgesia (accresciuta percezione del dolore) e ad una soglia del dolore più bassa. E’ stata osservata anche una soppressione della ipoalgesia indotta da stress nei topi dopo l’esposizione ad un campo elettromagnetico di 37Hz oscillante regolarmente con forme sinusoidali o quadrate.

L’obiettivo di questo studio era ricercare gli effetti di un campo elettromagnetico a 37Hz sulla percezione del dolore, sulle funzioni cardiovascolari e sugli ormoni dello stress negli umani. I risultati hanno evidenziato un’alterazione della sensibilità al dolore e suggeriscono che tali effetti possano essere associati ad anomalie nella regolazione cardiovascolare.

Esistono importanti relazioni tra la pressione sanguigna e la percezione degli stimoli dolorosi. Queste funzioni condividono gli stessi centri nervosi. Le stesse aree cerebrali coinvolte nella modulazione del dolore influenzano anche la pressione sanguigna. La pressione alta è associata ad una diminuzione delle sensibilità al dolore. Le evidenze indicano che tale relazione sia parte di un sistema più complesso di risposte coordinate allo stress che comprende cambiamenti sia nella pressione sanguigna sia nella percezione del dolore.

E’ stato riportato che la regolazione cardiovascolare sia influenzata dall’esposizione ad ambienti con campi elettromagnetici alterati che possono influire anche sui livelli degli ormoni dello stress. I tredici soggetti maschi sono stati fatti sedere con una coppia di sorgenti parallele intorno alla testa, che erano connesse ad un generatore impostato per produrre onde quadrate a 37Hz. Ciascun soggetto è stato sottoposto a due sessioni da 60 minuti a distanza di 1-2 settimane. Una sessione era di vera esposizione a onde magnetiche, l’altra era senza alcuna esposizione reale.

Prima dello studio è stato applicato ai soggetti un registratore elettrocardiografico (ECG) ed è stata misurata la soglia cutanea di sensibilità al dolore con stimolo elettrico ed è stato prelevato loro il sangue. Ogni tre minuti sono stati misurati la pressione del sangue e il battito cardiaco. Subito dopo la fine di ogni sessione veniva misurata di nuovo la soglia del dolore e prelevato nuovamente anche il sangue, che è stato usato per misurare i livelli delle catecolamine, delle betaendorfine e del cortisolo.

Alla fine di ogni sessione è stato chiesto al soggetto di dare un breve resoconto della percezione del proprio stato di benessere, usando una scala dal “massimo stato di benessere” al “massimo disagio”.

Per determinare le misurazioni cutanee della sensibilità al dolore è stato usato uno stimolatore elettrico che rilasciava impulsi attraverso elettrodi sulla pelle del soggetto. I partecipanti sono stati istruiti a  riferire quando iniziavano a sentire una sensazione che: 1) sembrava come un leggero pizzicorio (soglia di percezione); 2) iniziava a disturbare (soglia del disturbo); 3) iniziava a fare male (soglia del dolore); 4) iniziava ad essere così dolorosa da dover essere interrotta (soglia di tolleranza).

Mentre la percezione del dolore era molto simile tra i vari soggetti prima delle due sessioni, i risultati dei test per le quattro soglie cutanee dimostravano una tendenza verso la diminuzione nelle soglie della percezione e del disturbo. C’era un effetto di diminuizione significativa per le soglie del dolore e di tolleranza. Nell’esposizione simulata non c’era alcuna differenza significativa per ciascuna soglia.

Durante l’esposizione al campo elettromagnetico è emerso un effetto di notevole aumento delle misure della pressione diastolica e sistolica. Non è stato osservato alcun effetto sul battito cardiaco, ma c’era un effetto principale nella sequenza sia nella sessione simulata sia in quella con la vera esposizione. C’era una leggera diminuizione  del battito cardiaco accompagnata da un aumento nella componente in bassa frequenza del battito.

La componente in alta frequenza della variabilità del battito aumentava progressivamente durante la sessione simulata, rimanendo costante durante l’esposizione magnetica. Tale componente è un indice dell’attività del sistema parasimpatico e ci si aspetterebbe che aumentasse durante l’esposizione simulata. C’era una mancanza di aumento di questa componente concomitante alla riduzione del battito cardiaco durante l’esposizione reale al campo elettromagnetico.

I risultati dell’analisi del sangue hanno dimostrato un effetto principale significativo nella sequenza di adrenalina e cortisolo: un’importante diminuizione dell’adrenalina in entrambe le sessioni e una diminuizione del cortisolo solo nella sessione simulata. Non c’era alcuna differenza nel punteggio dello stato di benessere tra le due sessioni. Sotto esposizione simulata, la soglia del dolore e la pressione sanguigna rimanevano inalterate, mentre il battito cardiaco diminuiva e i livelli di adrenalina e cortisolo scendevano lievemente.

Considerati insieme, questi aspetti suggeriscono che durante i test i soggetti vivevano un lieve rilassamento. Sotto esposizione elettromagnetica le soglie cutanee diminuivano, la pressione sanguigna sistolica aumentava, l’adrenalina scendeva e il cortisolo rimaneva inalterato". Tali parametri suggeriscono che l’esposizione a campo elettromagnetico induca un sottile disturbo nello stato psicofisiologico, come indicato da: 1) aumento della sensibilità al dolore; 2) leggera crescita della pressione sanguigna; 3) mancata riduzione del cortisolo; 4) risposta anormale nella variabilità del battito cardiaco consistente nel mancato aumento della sua componente parasimpatica, nonostante la progressiva riduzione del battito cardiaco.”

Gli effetti del campo elettromagnetico sulla percezione del dolore sono stati osservati in varie specie, dagli invertebrati ai mammiferi, suggerendo che tale fenomeno coinvolga funzioni ampiamente conservate attraverso il regno animale. Alcuni studi suggeriscono che l’accresciuta percezione del dolore (iperalgesia) possa essere correlata ad oppioidi endogeni, forse con il coinvolgimento anche della melatonina e del sistema delle bendodiazepine.

I risultati degli studi sul sistema cardiovascolare non sono concordi. La variabilità del battito cardiaco è stata usata in diversi studi come misura dell’equilibrio del controllo cardiaco autonomo. Comunque i risultati sono discordanti e le scoperte – di nessun aumento nella componente in alta frequenza del battito cardiaco – non aiutano a chiarire il funzionamento di tale sistema durante l’esposizione a campo elettromagnetico.

Nessuno studio precedente ha osservato la pressione cardiaca sotto esposizione a campo elettromagnetico nelle frequenze estremamente basse; sono stati riportati aumenti della pressione fuori da questo range. Poiché lo stress può far aumentare la pressione, una possibile spiegazione per tale effetto ipertensivo potrebbe essere che l’esposizione a campo elettromagnetico crei una situazione n qualche modo stressante. Tuttavia, l’aumento della pressione sanguigna è generalmente associato ad una diminuizione nella sensibilità al dolore, mentre in questo studio tale sensibilità era aumentata.

Questa inusuale dissociazione è accompagnata dall’inconsistenza della risposta del battito cardiaco, che diminuiva ugualmente nell’esposizione reale e in quella simulata. Nella prima, però, la diminuizione del battito cardiaco non è accompagnata da una riduzione del cortisolo, ma da un’attivazione della direttrice parasimpatica, come evidenziato dalla componente della variabilità del battito cardiaco. Queste scoperte bizzarre suggeriscono una qualche anomalia nella direttrice parasimpatica, che richiede ulteriori ricerche.

“Nonostante sia difficile iscrivere quanto osservato in un’interpretazione univoca, la maggior parte dei dati sembrano fare riferimento ad una mancanza di rilassamento o ad un leggero aumento dello stress o dell’ansia durante l’esposizione elettromagnetica, come suggerito dai cambiamenti nella percezione del dolore, dall’aumento della pressione sanguigna e dalla mancata riduzione del cortisolo.”

L'uso del telefono senza filo può aumentare sul lungo periodo il rischio di cancro

Recensione a cura di A.M.I.C.A.-www.infoamica.it

Un nuovo studio appena pubblicato sull’International Journal of Oncology (Febbraio 2006) dimostra che l’uso prolungato di telefoni cellulari e cordless può aumentare le probabilità di ammalarsi di cancro al cervello: in particolare, l’uso di telefoni cellulari per più di un anno aumenta la soglia del rischio di ammalarsi di neuroma acustico (OR:2,9-95% CI 2.0-4.3). È stato rilevato che sia i telefoni GSM che quelli cordlless accrescono tale rischio del 50% (rispettivamente OR: 1.5-95% CI 1.1-2.1 e OR: 1.5-95% CI 1.04-2.0).

Attualmente è piuttosto inverosimile che uno studio scopra un‘associazione tra una causa e un tumore cerebrale con un’esposizione inferiore a 10 anni, poiché generalmente ci vuole un periodo più lungo prima che il tumore si sviluppi tanto da essere diagnosticabile. Questo è uno dei primi studi concepiti per riuscire a fare una valutazione sull’uso dei cellulari con un tempo inferiore.

L’analisi iniziale dei risultati dello studio suggerisce che ci sia in totale un notevole aumento del rischio dopo 5 anni di utilizzo di tali apparecchi e che ci sia un aumento ulteriore nel caso specifico dei neuroma acustici dopo 10 anni.
I risultati seguenti di innalzamento del rischio si riferiscono a persone che hanno usato dei telefoni GSM per almeno 64 ore (cioè 64 minuti al mese per 5 anni o 32 minuti al mese per più di 10 anni) e a persone che hanno usato dei telefoni cordless per più di 195 ore (cioè mediamente 98 minuti al mese o 3 minuti al giorno per oltre 10 anni).

Una scoperta che desta particolare preoccupazione è la relazione statisticamente significativa di tutti i tumori cerebrali benigni con l’uso dei telefoni cordless; il rischio raddoppierebbe per un uso superiore ai 10 anni, anche se a minime dosi giornaliere. Poiché si ritiene che il periodo medio di latenza per questi tumori sia di 10 anni o oltre, sarebbe utile condurre uno studio più ampio attraverso il quale si possa valutare un campione maggiore di persone che usano per un lungo periodo i telefoni cellulari e osservare un periodo più ampio di utilizzo.


Fonti:
http://histology1.med.uoc.gr/ijo/ijo.htm
http://www.powerwatch.org.uk/news/20060206_brain_tumours.asp 

I ripetitori dei cellulari cambiano la corrente del cervello

Comunicato stampa di Omega News
1 maggio 2005
Traduzione a cura di A.M.I.C.A. – www.infoamica.it

La radiazione di un ripetitore per cellulari, ad una distanza di 80 metri, causa dei cambiamenti significativi nelle correnti elettriche nel cervello di soggetti osservati mediante elettroencefalogramma (EEG). Tutti i partecipanti alla ricerca hanno riferito un malessere durante l’esposizione a radiazione, alcuni dei quali in modo grave.

Questi sono i risultati di un gruppo di ricercatori austriaci che hanno misurato le onde alfa 1 (da 8 a 10 Hz), alfa 2 (da 10 a 12 Hz) e beta (da 13 a 20 Hz). Una piccola densità di radiazione GSM 900 e GSM 1800 causava già diversi cambiamenti significativi in queste tre gamme di frequenza. Questo significa che il corpo era stressato.

I risultati della ricerca, finanziati dal Land (Contea) di Salisburgo in Austria, non sono ancora stati pubblicati. I soggetti osservati erano nove donne e tre uomini di età compresa tra 20 e 78 anni, che si consideravano “elettrosensibili”. Sono stati invitati a sedere su una sedia con gli occhi bendati e le orecchie tappate e non erano consapevoli della sequenza dei test.

Nella prima fase la densità della radiazione vicino alla testa era di 26 microWatt/mq, nella seconda fase di 3327 microWatt/mq e nella terza fase di nuovo di 26 microWatt/mq. Sono stati misurati diversi altri parametri per essere certi che non influenzassero i risultati.

Durante la seconda fase i parametri di tutte le onde cerebrali, misurati con EEG, sono cambiati significativamente. Successivamente a tutti i soggetti è stato chiesto di descrivere la loro esperienza. Tutti hanno riferito di essersi sentiti male durante la seconda fase, riportando sintomi come ronzio nella testa, palpitazioni cardiache, malesseri, light-headedness, ansia, respiro corto, problemi respiratori, nervosismo, agitazione, mal di testa, acufeni, sensazione di dolore e depressione.
Secondo gli scienziati questa è la prima prova a livello mondiale dei cambiamenti significativi causati da ripetitori di cellulari ad una distanza di 80 metri sulle correnti elettriche cerebrali. Era già stato stabilito scientificamente che la radiazione dei ripetitori porta a malesseri e problemi.

I ripetitori dei cellulari non sono le uniche fonti di radiazione da radiofrequenza. Contribuiscono a tale radiazione anche i videofonini o i cellulari di terza generazione (UMTS), i telefoni senza fili DECT, le reti senza fili WLAN e WIFI, le reti C2000/TETRA e molti altri apparecchi senza fili. In molte abitazioni e uffici le densità di DECT e WLAN sono più alte di quelle prodotte dai ripetitori dei cellulari.

Gli scienziati coinvolti nella ricerca erano il dott. Gerd Oberfeld (Land di Salisburgo, Dipartimento di Medicina Ambientale), il dott. Hannes Schimke (Università di Salisburgo, misurazioni di elettroencefalogramma, psicofisiologia, statistiche) e il prof. Günter Bernatzky (Università di Salisburgo, neurodinamica e neurosegnali). La ricerca è stata sostenuta dal dott. Gernot Luthring Sheusen (membro permanente della Commissione etica del Land di Salisburgo, neurobiologo e psichiatra).

Rapporto tra fonte del finanziamento e risultati degli studi sugli effetti per la salute dell’uso dei cellulari

Anke Huss(1), Matthias Egger(1,2,) Kerstin Hug(3),
Karin Huwiler-Munter(1) e Martin Roosli(1)
Environmental Health Perspectives, Volume 115, n° 1, gennaio 2007
www.ehponline.org/docs/2006/9149/abstract.html
Traduzione a cura di A.M.I.C.A. – www.infoamica.it

NOTE: 1) Dipartimento di Medicina Sociale e Preventiva, Università di Berna (Berna, Svizzera); 2) Dipartimento di Medicina Sociale, Università di Bristol (Regno Unito); Istituto di Medicina Sociale e Preventiva, Università di Basilea (Basilea, Svizzera).

Abstract

Obiettivi. C’è una diffusa preoccupazione riguardo ai possibili effetti avversi per la salute derivanti dall’uso di telefoni cellulari. Abbiamo esaminato se la fonte del finanziamento degli studi sugli effetti della radiazione della bassa radiofrequenza fosse associata ai diversi risultati degli studi. Abbiamo condotto una revisione sistematica degli studi sull’esposizione controllata e sulla radiazione da radiofrequenza con le loro conclusioni sui relativi effetti per la salute (elettroencefalogramma, funzione cognitiva o cardiovascolare, livelli ormonali, sintomi e percezione soggettiva del benessere).

Fonti. Nel febbraio 2005 abbiamo condotto delle ricerche su Embase, Medlive e su un database specializzato e abbiamo controllato gli elenchi bibliografici degli articoli pubblicati sulle principali riviste.

Estrazione dei dati. Sono stati estratti i dati sulle fonti del finanziamento, sulla progettazione degli studi, sulla qualità metodologica e su altre caratteristiche della ricerca. Il risultato principale è stato il riscontro di almeno un’associazione statisticamente significativa tra l’esposizione e i risultati relativi agli effetti sanitari. I dati sono stati analizzati usando modelli di regressione logica.

Sintesi dei dati. Dei 59 studi, 12 (20%) sono stati finanziati esclusivamente dall’industria delle telecomunicazioni, 11 (19%) da agenzie pubbliche o da enti caritatevoli, 14 (24%) avevano un finanziamento misto (compresa l’industria) e in 22 (37%) la fonte del finanziamento non era riportata. Gli studi finanziati esclusivamente dall’industria riportavano il numero più ampio di risultati. La differenza di percentuale era lo 0,11 (95% intervallo di confidenza, 0.02 – 0.78), confrontandoli con gli studi finanziati solo da agenzie pubbliche e da enti caritatevoli. Tale scoperta non è stata materialmente alterata nelle analisi aggiustate per il numero di risultati riportati, per la qualità dello studio e per altri fattori.

Conclusioni. L’interpretazione dei risultati prodotti dagli studi sugli effetti per la salute della radiazione di radiofrequenza dovrebbe prendere in considerazione la fonte del finanziamento.

Parole chiave. Campi elettromagnetici, conflitti economici di interessi, studi di laboratorio su umani, telefoni cellulari.