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sabato 29 ottobre 2016

Nuova raccomandazione della Associazione Pediatri Americani a ridurre la esposizione ai telefoni cellulari


A seguito dei risultati (anche in parte contestati nelle conclusioni che si sono voluto trarre)  della prima pubblicazione di un importante studio svolto nell'ambito  del US National Toxicology Program
la più importante aggregazione dei pediatri americani manda (lteriori) segnali di allarme e modifica le istruzioni di sicurezza e di precauzione che i genitori debbono adottare per l'utilizzo del cellulare da parte dei loro bambini.


American Academy Of Pediatrics Issues New Recommendations To “Reduce Exposure To Cell Phones”


Nation’s largest group of children’s doctors responds to new government study linking cell phone radiation to cancer
In response to the U.S. National Toxicology Program study results finding exposure to wireless radiation significantly increased the prevalence of highly malignant heart and brain cancers in rodents, the American Academy of Pediatrics (AAP) has issued specific recommendations to reduce wireless cell phone exposure and updated their online resources for parents concerning cell phones and wireless devices.
“They’re not toys. They have radiation that is emitted from them and the more we can keep it off the body and use (the phone) in other ways, it will be safer,” said  Jennifer A. Lowry, M.D., FAACT, FAAP, chair of the AAP Council on Environmental Health Executive Committee in the AAPs press release on the NTP Study Results.
“The findings of brain tumors (gliomas) and malignant schwann cell tumors of the heart in the NTP study, as well as DNA damage in brain cells, present a major public health concern because these occurred in the same types of cells that have been reported to develop into tumors in epidemiological studies of adult cell phone users,” stated Ronald L. Melnick, PhD, the National Institutes of Health toxicologist who lead the NTP study design and senior advisor to the Environmental Health Trust. “For children the cancer risks may be greater than that for adults because of greater penetration and absorption of cell phone radiation in the brains of children and because the developing nervous system of children is more susceptible to tissue-damaging agents. Based on this new information, regulatory agencies need to make strong recommendations for consumers to take precautionary measures and avoid close contact with their cell phones, and especially limit or avoid use of cell phones by children.”
The AAP has updated their Healthy Children Webpage on Cell Phones entitled Cell Phone Radiation & Children’s Health: What Parents Need to Know. The webpage reiterated children’s unique vulnerability to cell phone radiation stating, “Another problem is that the cell phone radiation test used by the FCC is based on the devices’ possible effect on large adults—not children. Children’s skulls are thinner and can absorb more radiation.”

  The AAP issued the following cell phone safety tips specifically to reduce exposure to wireless radiation:
Cell phone safety tips for families:
  • Use text messaging when possible, and use cell phones in speaker mode or with the use of hands-free kits.
  • When talking on the cell phone, try holding it an inch or more away from your head.
  • Make only short or essential calls on cell phones.
  • Avoid carrying your phone against the body like in a pocket, sock, or bra. Cell phone manufacturers can’t guarantee that the amount of radiation you’re absorbing will be at a safe level.
  • Do not talk on the phone or text while driving. This increases the risk of automobile crashes.
  • Exercise caution when using a phone or texting while walking or performing other activities. “Distracted walking” injuries are also on the rise.
  • If you plan to watch a movie on your device, download it first, then switch to airplane mode while you watch in order to avoid unnecessary radiation exposure.
  • Keep an eye on your signal strength (i.e. how many bars you have). The weaker your cell signal, the harder your phone has to work and the more radiation it gives off. It’s better to wait until you have a stronger signal before using your device.
  • Avoid making calls in cars, elevators, trains, and buses. The cell phone works harder to get a signal through metal, so the power level increases.
  • Remember that cell phones are not toys or teething items.
In 2012, the AAP published Pediatric Environmental Health, 3rd Edition recommending, “exposures can be reduced by encouraging children to use text messaging when possible, make only short and essential calls on cellular phones, use hands free kits and wired headsets and maintain the cellular phone an inch or more away from the head.”
Since 2012, the AAP has supported the Federal Cell Phone Right to Know Legislation and has written to the FCC calling on the federal government to review and strengthen radiation standards for wireless devices in an effort to protect children’s health.
American Academy of Pediatrics Documents on Cell Phones
Recent News Reports on Children and Cell Phones

si aumenta il valore di attenzione ai cem anche cambiando il sistema di misurazione

riceviamo da Livio Giuliani, ex Dirigente di Ricerca ISPESL, portavoce della Commissione Internazionale per la Sicurezza dei Campi Elettromagnetici la notizia dell’approvazione di un decreto che di fatto innalza i limiti di legge.
Purtroppo con il governo Monti prima, che ha portato le misurazioni ad una media di 24 ore, invece che di 6 minuti, e ora con questo decreto, di fatto sono stati innalzati i limiti di legge per le esposizioni elettromagnetiche.
Alzano i valori limite e di attenzione dei campi elettromagnetici nell'ambiente
Lo fanno, come al solito, senza modificare i valori limite o di attenzione disposti dal Regolamento recante i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana - DM 381/1998 in attuazione dell'art. 1 comma 6 lett.a) n. 15 della legge 249/1997-  e confermati dal decreto ambientale DPCM 8/7/2003, ma dando disposizioni (per legge!) su come si fanno le misure.
In sostanza dispongono che bisogna tener conto dei muri di un edificio, e che nelle misure occorre dividere per due (3 dB) o per quattro, a seconda del muro, il valore di densità di potenza misurata al fine di confrontarla con il valore di attenzione posto dai regolamenti. In realtà si tratta di un decreto di attuazione della modifica di Monti contenuta nell'art. 14 del d.l. 179/2012.
Quella è una norma incostituzionale. Ad essa il caro Senatore Vincenzo Vita si oppose proponendo un emendamento che venne cassato, prima del voto, dal suo capogruppo (PD) in Commissione (se ho ben capito come sono andate le cose).
L'aumento di fatto del valore di attenzione di 6 V/m, pur calcolato come media su 24 ore, è il risultato di un decreto del Ministero dell'Ambiente, proposto da Galletti e approvato nel CdM del 7/9/2016.
Potete leggere un approfondimento sul sito di CEMLAB Sicilia.
Cordiali saluti

  

martedì 11 ottobre 2016

Interpellanze parlamentari alla Camera su emissione di radiofrequenze e risposta del Governo

Iniziative finalizzate a fronteggiare l'inquinamento elettromagnetico e a limitarne gli effetti nocivi, con particolare riguardo all'esposizione nelle scuole e negli ospedali – nn. 2-009723-02189 e 3-02190)
  PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Melilla n. 2-00972 e alle interrogazioni Incerti n. 3-02189 e Dieni n. 3-02190, concernenti iniziative finalizzate a fronteggiare l'inquinamento elettromagnetico e a limitarne gli effetti nocivi, con particolare riguardo all'esposizione nelle scuole e negli ospedali, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente(Vedi l'allegato A – Interpellanze e interrogazioni).
  Chiedo all'onorevole Melilla se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
  

GIANNI MELILLA. Grazie, Presidente. 
Da alcuni anni si parla molto nella comunità scientifica internazionale dei danni derivanti dall'inquinamento elettromagnetico. È un problema enorme, sorto con lo svilupparsi delle apparecchiature elettroniche, wifi, computer, tablet, telefonia mobile: questo abnorme e veloce sviluppo elettronico ha portato all'osservazione, alla conoscenza e alla presa d'atto del fatto che detto sviluppo tecnologico è tutt'altro che innocuo e inoffensivo per il genere umano. Studi e ricerche – naturalmente da approfondire perché i pareri sono diversi e contrastanti anche nella comunità scientifica – lamentano comunque gravi danni per la salute umana, soprattutto per i bambini, gli adolescenti e le donne in stato di gravidanza, danni che hanno rilevanza importante, come l'esponenziale aumento dei tumori, dei danni alle cellule celebrali, l'abbassamento del tasso di fertilità, un aumento notevole delle proteine da stress, danni all'apparato visivo, sfaldamento delle cellule dell'occhio, diminuzione del sonno, eccitabilità e afasia derivante dall'eccessivo uso del computer o dei tablet.
   Con ogni evidenza, questi sono danni importanti, dovuti non solo alle alte frequenze con lo sviluppo del calore anche corporeo, ma portati anche dalle basse frequenze, che si scopre essere anch'esse tutt'altro che innocue.
  La comunità scientifica è preoccupata e ha recentemente lanciato un appello-petizione, a cui ho fatto riferimento con questa mia interpellanza, il 25 febbraio 2015, che è la data di questo appello-petizione, per correre ai ripari.
  L'evidenza della difficoltà che il problema rappresenta è evidenziata dal fatto che la nostra società è ormai a tutti i livelli fortemente improntata dall'uso di supporti elettronici senza fili, come quelli, appunto, di cui stiamo parlando.
  La nostra legislazione, sebbene allarmata da tempo, risulta insufficiente a contrastare e a prevenire la salvaguardia della salute delle persone. La disinformazione è un pericolo importante di cui dobbiamo tener conto.
  L'uso indiscriminato delle tecnologie senza fili, utilizzate anche nelle scuole, asili nido, scuole materne, scuole elementari e ospedali, è un dato di forte preoccupazione, essendo questi luoghi a forte rischio e con minore salvaguardia proprio perché legati alla minore possibilità di difesa del corpo stesso, sia per l'età dei soggetti sia per i disagi fisici delle persone malate negli ospedali.
  Con la mia interpellanza ho chiesto al Ministero dell'ambiente se non ritenga opportuno aumentare il livello di guardia, sensibilizzando la popolazione sugli evidenti danni provocati da queste apparecchiature eccessivamente usate per molte ore al giorno, ponendo, per esempio, un limite di età all'uso delle apparecchiature – computer e cellulari – e vietando l'uso degli stessi negli ambienti più a rischio.
  Ho chiesto anche al Ministero di assumere iniziative per vietare l'uso di taliPag. 9apparecchiature nelle scuole e negli ospedali, privilegiando l'uso di quelle a collegamento via cavo.
  Inoltre, ho chiesto di assumere iniziative per abrogare l'articolo 14, comma 8, del decreto-legge n. 179 del 2012, per riportare quindi la misurazione dei campi elettromagnetici a sei ore e non ventiquattro ore come la suddetta legge prevede, accogliendo in toto l'appello per la difesa della salute dalle radiazioni a radiofrequenza e microonde di cui ho parlato, petizione lanciata dalla comunità scientifica il 26 febbraio 2015.
  PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Silvia Velo, ha facoltà di rispondere.
  

SILVIA VELOSottosegretaria di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Presidente, preliminarmente si fa presente che la legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, la n. 36 del 2001, prevede già misure di tutela della salute della popolazione e dell'ambiente e la promozione dell'innovazione tecnologica e delle azioni di risanamento volte a minimizzare l'intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici secondo le migliori tecnologie disponibili.
  Al riguardo lo Stato, nell'ambito dell'esercizio delle funzioni relative alla determinazione dei limiti di esposizione dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, ha provveduto ad adottare, a fini cautelativi, due provvedimenti attuativi, con l'emanazione di due DPCM, dell'8 luglio 2003, che fissano i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità per la prevenzione della popolazione all'esposizione ai campi elettromagnetici generati, rispettivamente, da sorgenti con frequenza compresa fra 100 kilohertz e 300 gigahertz e di rete 50 hertz, ai sensi e nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione nonché del principio di precauzione previsto dal Trattato istitutivo dell'Unione europea. Infatti, in Italia i valori limite di qualità risultano dieci volte inferiori rispetto alle indicazioni della Comunità europea.
  L'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi viene autorizzata dagli
enti locali, previo accertamento, da parte dell'organismo competente ad effettuare i controlli, di cui all'articolo 14 della legge n. 36 del 2001, della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità stabiliti uniformemente a livello nazionale in relazione a quanto previsto dalla predetta legge quadro e ai relativi provvedimenti attuativi. 
  La competenza del controllo e della vigilanza sanitaria ed ambientale è attribuita alle amministrazioni provinciali e comunali, che si avvalgono delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. 
  Per quanto riguarda, nello specifico, la previsione di cui all'articolo 14, comma 8, del cosiddetto «decreto crescita 2.0», il decreto-legge n. 179 del 2012, che ha introdotto alcune disposizioni integrative in materia di limiti di emissione elettromagnetica stabiliti dal DPCM dell'8 luglio 2003, si ritiene opportuno precisare quanto segue. La problematica riguardante il nuovo sistema di quarta generazione di telefonia mobile, 4G LTE, è stata seguita dal Ministero dell'ambiente con notevole impegno attraverso la partecipazione a un tavolo tecnico istituito dal Ministero dello sviluppo economico a cui hanno partecipato anche i rappresentanti dell'ISPRA, dell'Istituto superiore di sanità, della Fondazione «Bordoni» e degli operatori dei sistemi di telefonia mobile, nell'ambito del quale l'ISPRA, con la Fondazione «Bordoni» e alcune ARPA, ha prodotto un documento tecnico in cui veniva fornita un'analisi sulla fattibilità di estendere l'intervallo temporale di calcolo dei valori medi dei livelli di campo elettromagnetico. 
  Ad ogni modo, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, IARC, ha allocato i campi elettromagnetici in radiofrequenza nella categoria 2B (agente possibilmente cancerogeno per l'uomo) del proprioPag. 10schema di classificazione. L'allocazione nella categoria 2B è la più debole tra le tre con le quali l'Agenzia di Lione definisce un agente come cancerogeno (le prime due sono: 1, «cancerogeno certo per l'uomo»; 2A, «probabile cancerogeno per l'uomo»). 
  La ricerca epidemiologica sull'uomo ha principalmente considerato il rischio di tumori in relazione all'uso del telefono cellulare tra gli adulti. Gli utenti del telefono cellulare rappresentano, infatti, la categoria maggiormente esposta a causa delle peculiari caratteristiche di esposizione e, cioè, la stretta prossimità alla testa, che implica livelli di deposizione di energia elettromagnetica molto più elevati rispetto a quelli in gioco nell'esposizione da impianti fissi, quali le antenne dei sistemi di telefonia mobile e radiotelevisivi. I punti di accesso fissi dei sistemi wi-fi sono peraltro caratterizzati da emissioni elettromagnetiche molto basse, circa dieci volte inferiori a un comune telefono cellulare. 
  Il «progetto interphone», il più vasto studio epidemiologico finora realizzato sull'occorrenza di tumori intracranici in relazione all'uso di telefoni mobili, è stato coordinato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, afferente all'OMS, e realizzato contemporaneamente in 13 Paesi del mondo, inclusa l'Italia. Questo studio non ha evidenziato alcun aumento del rischio di glioma, meningioma o neurinoma del nervo acustico (diversi tipi di tumori intracranici) negli utilizzatori di telefoni cellulari rispetto ai non utilizzatori, né incrementi del rischio all'aumentare degli anni trascorsi dall'inizio dell'uso (fino a 10-13 anni), del numero totale di chiamate effettuate o delle ore totali d'uso. 
  Si fa presente, inoltre, che ISPRA, ARPA e APPA (agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente) provvedono, in attuazione del predetto decreto, all'elaborazione di linee guida che sono approvate con uno o più decreti del MATTM, sentite le competenti Commissioni parlamentari. Tali linee guida potranno essere soggette ad aggiornamento con periodicità semestrale su indicazione del Ministero dell'ambiente, che provvederà alla relativa approvazione. 
  In data 2 dicembre 2014, il Ministero dell'ambiente ha emanato il decreto relativo alla definizione delle modalità di fornitura, da parte degli operatori, dei dati di potenza degli impianti, all'ISPRA e alle ARPA/APPA, così come dei fattori di riduzione della potenza massima al connettore d'antenna che tengano conto della variabilità temporale dell'emissione degli impianti nell'arco delle 24 ore. La conoscenza di detti dati consente un maggior controllo da parte delle autorità competenti relativamente a situazioni critiche, che altrimenti potrebbero sfuggire al controllo effettuato sul territorio. 
  Per quanto riguarda gli altri due aspetti oggetto delle linee guida, che riguardano, in particolare, i valori di assorbimento del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici nonché le pertinenze esterne con dimensioni abitabili, quali balconi, terrazze e cortili, solo nel caso di utilizzazione per permanenze non inferiori a quattro ore consecutive giornaliere si fa presente che, per le stesse, sono in stato avanzato le istruttorie finalizzate alla stesura dei relativi decreti. 
  La maggior parte dei progetti di ricerca finanziati dall'Unione europea ha riguardato esposizioni nelle bande di frequenza utilizzate per la telefonia mobile, in sistemi sperimentali di valutazione della cancerogenesi, cocancerogenesi, genotossicità, effettuate nel sistema uditivo delle tecnologie GSM o UMTS, ed effetti sul sistema nervoso. I risultati di tale programma, nel loro complesso, non depongono in favore dell'ipotesi di rischi sanitari per esposizioni a livelli non termici, come quelli in gioco nell'uso del telefono e, in misura ancora inferiore, nell'esposizione da soggetti ambientali. Le politiche di protezione raccomandate a livello internazionale (OMS e UE in particolare) non contemplano l'adozione di misure di cautela e protezione da eventuali effetti a lungo termine. 
  Si fa presente, inoltre, che il Ministero della salute, riconoscendo l'importanza diPag. 11una corretta informazione e comunicazione nel settore della tutela dagli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici e nei limiti delle risorse disponibili, ha finanziato, presso il Centro nazionale di controllo delle malattie, il progetto triennale «Salute e campi elettromagnetici (CAMELET)», sviluppato dall'Istituto superiore di sanità. 
  Si segnala, da ultimo, che le politiche del Governo in materia di comunicazione vanno nella direzione del più ampio sviluppo tecnologico. Difatti, come annunciato dal Presidente del Consiglio, sono in uno stato avanzato i progetti innovativi della banda larga, che consentiranno al Paese di assumere, anche in tal senso, un ruolo leader in Europa, permettendo al contempo anche il ricorso a tecnologie con una migliore compatibilità ambientale. 
  Ad ogni modo, per quanto di competenza, si assicura agli onorevoli interroganti e interpellanti che il Ministero dell'ambiente continuerà a svolgere attività di monitoraggio su tali temi e si renderà comunque disponibile a fornire eventuali ulteriori informazioni.
  PRESIDENTE. L'onorevole Melilla ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
  GIANNI MELILLA. Signor Presidente, non posso ritenermi soddisfatto, perché da parte del Governo si continua ancora ad ignorare la delicatezza delle questioni che sono sollevate dalla comunità scientifica internazionale. Ritengo che bisogna aggiornare la nostra normativa e adottare, come diceva anche il sottosegretario, il principio di precauzione scientifica veramente, non a parole.
  Purtroppo abbiamo a che fare con interessi economici potenti, forse i più potenti che attualmente dominano la nostra economia. Sono interessi economici di grandi compagnie, che non si fermano dinanzi a niente, figuriamoci dinanzi alla salute delle persone. C’è una preoccupazione generale nel Paese, di cui noi dobbiamo farci carico. Penso che non esista una città in cui non siano sorti, negli ultimi anni, i comitati per impedire l'installazione di impianti, per denunciare una realtà sistematica di aumento del 300, 400, 500 per cento delle persone colpite da tumori. Purtroppo il profitto orienta le scelte a tutti i livelli e in questo campo noi ce ne rendiamo conto in maniera molto più evidente.
  Per questo noi riteniamo che sia necessario, invece, riaffermare una cultura della salute ispirata dal valore della prevenzione e del controllo di ogni forma di inquinamento, con l'obiettivo di salvaguardare la salute delle persone. Noi vorremmo, quindi, che fossero investite anche più risorse per quanto riguarda la ricerca in questo campo. Al di là delle cose che già si fanno, noi riteniamo che investire in questo campo per dare ai cittadini certezze sia un compito importante e fondamentale.
  PRESIDENTE. L'onorevole Incerti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
  ANTONELLA INCERTI. Grazie, signor Presidente. Ringrazio anche il Governo e la sottosegretario Velo per la risposta. La mia interrogazione, in particolare, verteva sul tema del wi-fi nelle scuole. È un tema che, come anche è già stato ricordato, più in generale ha sollevato naturalmente molti favori, ma non sono mancate critiche, anche sollecitate da alcuni allarmi lanciati dalla comunità scientifica internazionale.
  Non sono mancati i detrattori della tecnologia di comunicazione senza fili, che contestano la pericolosità per la salute, in particolare degli alunni più piccoli, i quali verrebbero irradiati durante la loro permanenza, più o meno lunga, negli istituti scolastici, venendo, quindi, a mancare quel principio di precauzione a cui si faceva riferimento.
  Devo dire che da parte degli ultimi Governi, in particolare già a partire dal 2011 con il progetto Scuola wi-fi, e in particolare da parte di questo Governo, come veniva richiamato, sono state messe in campo considerevoli risorse pubblichePag. 12per promuovere in tutti gli istituti scolastici la diffusione del servizio wi-fi, con l'obiettivo di colmare il cosiddetto digital divide. Questo naturalmente consente maggiori opportunità, ma è anche vero che bisogna – non è stato ricordato – richiamarsi al fatto che già proprio nel 2011 la Comunità europea si è espressa in questo modo, raccomandando, in particolare rivolgendosi all'utilizzo del wi-fi nelle scuole, di prevedere, a cura dei Ministeri competenti (ambiente e istruzione, in particolare), attenzione ai bambini, soprattutto i più piccoli, con riferimento alle scuole primarie, e alle tante preoccupazioni che sono sorte presso i genitori o comunque presso le comunità scolastiche. Occorre, quindi, che si dia la precedenza eventualmente a altri tipi di connessione – lo richiama la risoluzione della Comunità europea –, come le connessioni cablate, regolando strettamente l'uso dei cellulari nelle scuole.
  Ora, naturalmente, accolgo favorevolmente l'attenzione del Governo non solo a garantire, attraverso le leggi vigenti, un controllo e un monitoraggio, ma naturalmente ritengo che sia importante, come è proprio nel senso della mia interrogazione, continuare nell'opera di monitoraggio, la quale deve essere generale, non solo quella degli istituti, che singolarmente stanno compiendo queste indagini insieme alle agenzie per la protezione del territorio. Credo che questo non dovrebbe essere lasciato né alla richiesta degli enti locali, naturalmente sollecitati, né agli istituti scolastici, ma dovrebbe essere un'operazione di monitoraggio nazionale. In particolare, chiedo di prestare particolare attenzione a tutto ciò e chiedo eventualmente, come già in precedenza alcuni miei colleghi hanno chiesto, l'abrogazione dell'articolo 14 della legge n. 179 del 2012, che prevederebbe un aumento – vado a concludere, Presidente – del calcolo della media giornaliera. Attualmente noi calcoliamo sulle sei ore il valore per metro dei volt e in questo caso andremmo, invece, a un calcolo di un'esposizione sulle 24 ore, quindi non tenendo conto dell'utilizzo effettivamente limitato che oggi si fa sulle dodici ore.
  Chiedo anche che si possa continuare nella ricerca, in modo da avviare l'utilizzo di diverse modalità, oltre al wi-fi, che potrebbero garantire una maggiore attenzione al principio di precauzione, che deve essere comunque, ripeto, soprattutto nel caso dei più piccoli, uno degli elementi fondamentali a cui fare riferimento.
  PRESIDENTE. L'onorevole Dieni ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
  FEDERICA DIENI. Grazie, Presidente. Colleghi, membro del Governo, l'interrogazione, a cui è stata data una risposta così tecnica e altrettanto vuota, rientra a pieno titolo nel grande dibattito che sta dominando in questi giorni il Paese. Si inserisce nel grande filone che coinvolge le trivellazioni, lo smaltimento illegale di rifiuti tossici, Tempa Rossa e tante altre tematiche su cui il MoVimento 5 Stelle si è contrapposto con coraggio e determinazione alla maggioranza parlamentare. Si tratta di un grande scontro che viviamo oggi e che il Presidente del Consiglio ha sintetizzato nel suo intervento a seguito del mancato raggiungimento del quorum in occasione del referendum di due giorni fa. La linea di demarcazione è tra coloro che credono che il progresso sia buono a prescindere e coloro che, invece, ritengono che un futuro sostenibile si debba raggiungere senza sacrificare la salute e l'ambiente.
  Ciò che differenzia le due parti in causa non è, come suggerisce Renzi, la contrapposizione tra una mentalità ancorata ai «no» e alla nostalgia di un passato campestre, da una parte, e una mentalità progressista, che guarda al «sol dell'avvenire», dall'altra. C’è, semplicemente, una diversa idea dei valori in gioco: noi siamo convinti non solo che l'ambiente e la salute vadano messi al primo posto, ma che la loro tutela serva a creare più posti di lavoro, senza rinunciare alla modernità.
  Eccoci qui, allora, a parlare di onde elettromagnetiche. Anzitutto, complimentiPag. 13per il tempismo: si trattava di un'interrogazione presentata quasi due anni fa.
  L'argomento, tuttavia, è ancora attuale. Sono partita da un caso calabrese, quello di una zona del territorio di Reggio Calabria, chiamata Ravagnese-Saracinello, mostrando il paradosso di misurazione dei campi elettromagnetici con dei risultati di molto superiori ai limiti europei, anche di dieci volte, che rientravano, però, negli standard italiani. Il messaggio è chiaro: anche sull'inquinamento elettromagnetico il Governo utilizza lo stesso approccio che ha mostrato per Tempa Rossa. Di fronte a temi come la salute e l'inquinamento si gira dall'altra parte, ritenendoli degli insostenibili impicci, che non possono ostacolare la marcia della locomotiva del Governo; una locomotiva che brucia tutto ciò che trova.
  Ebbene, la questione è semplice: nonostante quel che ha detto il sottosegretario Velo, quello dei campi elettromagnetici è un problema che continua a gravare sulla nostra penisola e che parte da un semplice paradosso. Quella che in Europa è ritenuta essere la soglia di sicurezza per non provocare al corpo umano dei danni, in Italia, Paese baciato dalla grazia divina, non vale. Al cittadino italiano quel che fa male agli europei gli fa un baffo; temprato dai fiumi della Terra dei fuochi, dai rifiuti del territorio dispersi nel mare o da quelli tossici sepolti dalla ’ndrangheta nell'entroterra calabrese, l'italiano ha sviluppato una resistenza tale da vincere l'inquinamento elettromagnetico, e per questo i limiti dell'esposizione sono stati portati a dieci volte quelli che sono in vigore nel continente. Un miracolo della razza italica !
  Il Governo Renzi si è schierato, in linea con i predecessori, nel classificare come i «soliti gufi» coloro che ritengono che un'esposizione troppo elevata di onde elettromagnetiche sia nociva per l'uomo. Purtroppo, i «gufi» sono in rapida espansione, persino a livello internazionale. Dalla Svezia, infatti, arrivano i dati della più importante ricerca mai condotta sui pericoli dei cellulari, condotta dal dottor Hardell, celebre oncologo epidemiologo. Hardell ora chiede all'Organizzazione mondiale della sanità di classificare tra le cause più probabili per il rischio tumori le connessioni wireless e telefoniche. La stessa pericolosità dell'arsenico, del nichel e della formaldeide.
  Il Governo, manco a dirlo, va nella direzione opposta. Affidandosi allo stesso principio di precauzione che per anni ha portato a dire che non c'erano prove che il fumo facesse male alla salute, pur riconoscendo che l'inquinamento elettromagnetico fa male e fa venire il cancro, aggiunge subito dopo che il veleno dipende dalla dose, e sui limiti consentiti gioca allegramente, adagiandosi sulle richieste della lobby dei telefonini, che propone, addirittura, un ulteriore innalzamento della soglia italiana, già dieci volte più alta di quella europea. Renzi, ovviamente, si adegua.
  Lo schema è quello classico: anche in questo caso, c'entrano, ovviamente, le lobby; anche in questo caso, uno dei sistemi per sfasciare tutto è stato lo «sblocca Italia», la vera arma «fine di mondo» che ci ha riempito di antenne super potenziate. Certo, ora sul cellulare si naviga velocissimi, ed è una vera fortuna, visto che con la rete 4G, per la quale versiamo l'obolo mensile alle compagnie telefoniche, ci dimentichiamo della banda larga e delle alte promesse del Premier Pinocchio. Nel frattempo, a viaggiare più veloce dei video su WhatsApp, vi è solo il tumore.

Interrogazione parlamentare Sen Panizza su pericoli da radiofrequenze

Il Sen Panizza (Gruppo: PER LE AUTONOMIE (SVP-UV-PATT-UPT) - PSI - MAIE)
insieme a due suoi colleghi di raggruppamento parlamentare hanno depositato il 15.9 la seguente interrogazione parlamentare.

Aspettiamo le risposte da parte del Ministro per la salute...



Interrogazione a risposta scritta 4-06336
presentata da
FRANCO PANIZZA
giovedì 15 settembre 2016, seduta n.679
PANIZZA, LANIECE, Fausto Guilherme LONGO - Ai Ministri della salute, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
i rischi per la salute e per l'ambiente legati all'esposizione crescente a campi elettromagnetici, a radiofrequenza e microonde emessi da cellulari, tabletsmartphonecomputer collegati in rete senza fili, antenne WiFi, WiMax, radar, ripetitori della radiofonia, della radiotelevisione e della telefonia mobile Dect, Gsm, Umts e Lte (4G) destano una crescente preoccupazione per gli effetti negativi che possono avere sulla salute, come riferiscono numerosi scienziati e associazioni impegnate nello studio delle cause dell'inquinamento elettromagnetico in Italia;
una lettera, sottoscritta da tali esperti e inviata al Governo e a tutte le istituzioni contiene le seguenti richieste: riportare la misurazione dei campi elettromagnetici su una media di 6 minuti anziché di 24 ore; approvare un decreto attuativo della legge n. 36 del 2001 per quanto riguarda i dispositivi mobili con l'adozione degli stessi limiti di esposizione delle antenne dei sistemi fissi; promuovere investimenti pubblici e la detassazione per la connettività in fibra ottica e via cavo che è la tecnologia più efficiente e completamente sicura per la salute; vietare l'installazione di reti "Wi-Fi" negli asili e nelle scuole frequentate da bambini e ragazzi al di sotto dei 16 anni; obbligare gli enti predisposti alla tutela della salute pubblica ad assumere le proprie valutazioni del rischio sulla radiofrequenza, selezionando gli studi scientifici indipendenti ed escludendo quelli finanziati dall'industria delle telecomunicazioni. Gli standard di sicurezza per i campi elettromagnetici supportati dai sottoscrittori della lettera-appello sono "basati sulle evidenze biologiche", e prevedono un limite di esposizione per le radiofrequenze di 0,6 Volt per metro;
è ormai noto, infatti, sottolineano gli scienziati, che gli standard promossi dall'Ieee (Institute of electrical and electronic engineers) nel 1992 sono obsoleti, perché si basano esclusivamente sugli effetti termici dei campi elettromagnetici, ovvero sul riscaldamento prodotto, mentre è stato ampiamente dimostrato che campi deboli, non in grado di produrre alcun riscaldamento, producono numerosi effetti biologici. Questo avviene perché la materia vivente funziona attraverso scambi chimici e segnali elettromagnetici, che possono subire alterazioni in presenza di campi esterni anche debolissimi;
anche la IARC (Associazione internazionale per la ricerca sul cancro) ha dovuto riconoscere nel 2011 queste radiazioni non ionizzanti come "possibili cancerogeni per l'uomo", ammettendo l'esistenza di effetti biologici e non soltanto termici;
l'attuale limite italiano per le radiofrequenze è di 6 V/m nei luoghi dove si staziona per più di 4 ore (i limiti europei sono di 61 V/m). La misurazione, effettuata in precedenza ogni 6 minuti dalle Arpa (Agenzie regionali per la protezione ambientale), è stata ritoccata dal Governo Monti. Con un decreto del 2012, l'Esecutivo aveva stabilito che le misurazioni dell'emissione elettromagnetica non andavano più distribuite in intervalli di 6 minuti, ma bastava una media delle 24 ore. Per ottenere una media bastano due misurazioni, una all'inizio e una alla fine del delta temporale. Ciò permetteva alle emittenti, senza apparente modifica dei limiti, di aumentare la potenza per ore, sorpassando anche di molto i limiti di legge, per poi scendere sotto i livelli di guardia durante la notte, quando la domanda è minore;
considerato che i firmatari della lettera sostengono che "la diffusione pressoché ubiquitaria di questi strumenti per le telecomunicazioni nelle abitazioni, nei luoghi di lavoro, nelle università, nelle scuole, negli ospedali non solo è irrazionale, ma comporta seri danni alla salute compromettendo la capacità riproduttiva, quelle neuro-cognitive e la conservazione del genoma". Nella lettera inviata al Governo, le associazioni e gli scienziati elencano prove e studi sul rischio correlato all'esposizione all'inquinamento elettromagnetico. "Nell'ultimo decennio si sono profuse risoluzioni scientifiche e governative, consensus conference e documenti per invitare a limitare la diffusione dell'uso di tecnologie di comunicazione senza fili e per promuovere standard di sicurezza per i campi elettromagnetici basati sulle evidenze biologiche, con un limite di esposizione che per le radiofrequenze è stato individuato in 0,6 Volt per metro",

si chiede di sapere quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo per limitare la diffusione dell'uso di tecnologie di comunicazione senza fili e per promuovere standard di sicurezza per i campi elettromagnetici, al fine di ricondurre i livelli di qualità per la protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici a quelli suggeriti dalle recenti ricerche.

sabato 8 ottobre 2016

Altro lavoro scientifico collega l'Alzheimer alle radiofrequenze

Recentissimo lavoro di ricercatori cinesi :  vedere  qui 

Conclude che i dati suggeriscono che l'ippocampo può essere danneggiato da una prolungava esposizione alle microfrequenze, portando ad disfunzioni delle funzioni cognitive della persona.
Si raccomanda la restrizione dello uso di dispositivi wireless in attesa di conferme e certezze.